2 giorni a Phnom Penh

Eccoci arrivati nella capitale della Cambogia. Quando sono partito da Siem Reap mi hanno detto di stare abbastanza attento, poiché Phnom Penh risulta un po’ meno sicura, essendo una città relativamente grande..quindi ascolto il consiglio e parto, tenendo in testa le parole dell’autista dell’autobus.

Una volta arrivato noto che questa è effettivamente più grande di Siem Reap, con grattacieli e strade a 3 corsie, quindi lascio le cose in hotel e vado subito ad esplorare in giro.. andiamo a vedere cosa si può fare a Phnom Penh in una giornata.

Phnom Penh Night Market

Sono arrivato a Phnom Penh nel tardo pomeriggio e dopo aver lasciato le valigie sono andato subito in giro a vedere cosa offriva questa città e dopo una ventina di minuti a piedi ho trovato il Night Market..questo è senza dubbio uno dei mercati notturni più incredibili che abbia mai visto, non finiva letteralmente più.

Si tratta di un mercato in cui potete trovare vestiti e oggetti da una parte, mentre la via lungo il fiume è letteralmente tappezzata di stand di cibo e non esagero quando dico che ce ne sono più di cento, tutte attaccate una all’altra, in cui potete trovare ogni sorta di cibo cambogiano e internazionale.

Come potete vedere dalle foto era letteralmente un fiume di gente che camminava in questa via lunga circa 1 km, che costeggiava il fiume e che offriva davvero l’imbarazzo della scelta su cosa potevi prendere, dalla carne al pesce, ai dessert, ai piatti tipici, fino addirittura a insetti e ragni fritti.

Esempio cibo tipico
Frutta tipica del Sud est asiatico

Uno stand che mi ha particolarmente colpito di cibo tipico cambogiano.

Museo del Genocidio di Tuol Sleng

Appena arrivato a Phnom Penh mi sono informato su cosa si potesse fare in questa città e ho scoperto che questa è stata teatro di un genocidio negli anni che vanno dal 1975 al 1979, opera dei Khmer Rossi che volevano costruire un nuovo governo basato sul regime comunista.

Questo è avvenuto subito dopo la fine della Guerra nel Vietnam, dato che il governo cambogiano risultava abbastanza debole, i Khmer Rossi sono riusciti ad arrivare al potere conquistando proprio Phnom Penh e riducendola letteralmente in un luogo di torture, con prigioni e campi di concentramento.

Questa era proprio una prigione in cui venivano tenute in ostaggio uomini, donne e bambini, interrogati e torturati fino alla morte con elettroshock e lesioni al corpo.. una volta uscito dal museo non avevo capito perché tutto questo stava avvenendo e mi hanno risposto dicendomi che i Khmer Rossi volevano eliminare tutte le tracce del governo precedente ed ogni forma di intellettualità (pensate che semplicemente parlare un’altra lingua o portare gli occhiali era un motivo valido per essere detenuto).

Nelle fotto sottostanti potete vedere le stanze dei detenuti, due disegni abbastanza espliciti e gli oggetti usati per le torture stesse.. pensate che in alcune stanze vi sono addirittura le ossa e i teschi di alcuni dei poveretti che sono deceduti in questo luogo agghiacciante (non ho voluto fare foto per rispetto).

Choeung Ek Memorial

Anche questo luogo è dedicato alle vittime del genocidio cambogiano e si trova a circa 10km a sud della città di Phnom Penh.. appena arriviamo troviamo la stupa di Choeung Ek, la quale contiene più di 5000 teschi umani, ed è suddivisa in 4 parti, in ogni lato vi sono teschi appartenenti a di persone di diverse età, dai 20 ai 60 anni.

Proseguiamo la visita e troviamo altre strutture, come gli uffici degli ufficiali (scusate il gioco di parole) dei Khmer Rossi, il magazzino delle sostanze chimiche e delle armi di tortura, per poi arrivare ad un laghetto di cui è possibile fare il giro.. forse questo per rendere l’atmosfera un po’meno macabra.

Proseguiamo la visita e troveremo altre fosse comuni, e un albero che mi ha particolarmente fatto effetto.. non se se leggete il cartello ma dice che era il ciliegio usato per appendere un altoparlante che copriva i lamenti dei detenuti che venivano torturati.

Anche questo è stato un luogo davvero toccante, e l’aver visitato questi due memoriali mi ha aperto gli occhi sul passato toccante di questa città

Russian Market

Torniamo in città dopo esserci immersi nella storia macabra di Phnom Penh e andiamo a visitare il cosiddetto Russian Market.. io pensavo che fosse un mercato speciale dedicato a prodotti russi invece si chiama così perchè negli anni ’80 era il mercato in cui i russi andavano ad acquistare, difatti si tratta semplicemente di un mercato normale, quindi se non avete tempo eviterei anche di venirlo a vedere.. in compenso ho visto i pomeli più grandi della Cambogia.

Royal Palace of Cambodia

Non ci dovete andare di notte ma questa foto mi piaceva particolarmente.. personalmente non sono andato a visitare il Royal Palace perché servivano i pantaloni lunghi e non avevo voglia di tornare in hotel, cambiarmi e ritornare, inoltre non è che ci tenessi così tanto ad essere sincero.

In ogni caso questa è una delle attrazioni principali di Phnom Penh e se venite qua e siete interessati e visitarlo, ricordatevi di coprirvi le caviglie!

Monumento dell’Indipendenza

Stavo facendo la mia solita passeggiata in giro per la città e mi imbatto in questa struttura che ho scoperto essere il Monumento dell’Indipendenza.

Niente da dire, si trova in mezzo alla rotonda e se passate da qui, un minuto o due di visita potete anche concederglielo.

Wat Phnom

Wat Phnom è forse il tempio più famoso di Phnom Penh, si trova su una collinetta alta circa 30 metri.. mi è piaciuto particolarmente l’ingresso, con questa scalinata che porta al tempio, e il contesto in cui si trova, circondato da questo giardinetto con una stupa argentata che sorge proprio dietro al complesso.. davvero interessante.

Riverside Walk

Invece di andare al Royal Palace ho deciso di concedermi una passeggiata lungo il fiume, lo stesso luogo in cui si trova il Night Market, solo che di giorno è possibile ammirarne la tranquillità, dato che le bancarelle sono quasi tutte chiuse e non ci sono milioni di persone.

Mi sono scordato di dire che anche Phnom Penh sorge sul fiume Mekong.. sembra quasi che pur non facendolo apposta, stia seguendo questo fiume nel mio viaggio nel Sud est asiatico, e devo dire che ovunque vada il colore è sempre quello.. in ogni caso ti ringrazio Mekong per rendere i posti in cui vado un pochino più vivibili, anche se gli abitanti di queste città potrebbero trattarti con più rispetto.

Conclusioni

Phnom Penh è stata un’esperienza intensa, anche se è durata solo 36 ore.. appena arrivato ho scoperto che è stata teatro di un genocidio alla fine degli anni ’70 e ho notato che alcune persone non l’hanno ancora superato.

Vi faccio l’esempio che al mercato molti venditori trattano i turisti con avversione e disprezzo, mi è successo personalmente quando sono andato a comprare della frutta mi hanno risposto male e addirittura volevano rubarmi dei soldi.. posso capirli ma questo non è il modo di risolvere le cose, specialmente dopo che un evento è passato bisogna guardare oltre e vivere con amore.

Spero che un giorno la Cambogia superi questo trauma e possa essere un paese prospero e indipendente, per ora ti ringrazio per le esperienze che mi hai offerto, l’indomani si va in Vietnam.

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